Faustine Bollaert ha rotto un tabù per moltissimi genitori: giocare con i propri figli non è sempre una festa. La pressione sociale fa sentire in colpa chi, come lei, non ama questo tipo di attività. Ma la verità è che non è un obbligo, e c’è di meglio per creare legami veri.
Faustine Bollaert e la realtà scomoda del gioco coi bambini
Giocare con i bambini? Per Faustine Bollaert, non è un piacere ma un peso. La condanna sociale è pesante: “Non passi abbastanza tempo coi figli se non giochi ore con i Playmobil!” Le ha detto così a muso duro. Ma lei risponde senza giri di parole: “Non mi piace, anzi mi dà fastidio”.
Il problema è giocare a forza. Non è un momento di gioia se si fa a malincuore. Anzi, secondo lei può diventare una tortura e persino un motivo di risentimento verso il figlio. Sì, fa specie, ma c’è chi ci passa ore e chi, come Faustine, resiste pochi minuti.
Colpa e tabù: quando il gioco diventa un obbligo ingombrante
La società mette i genitori sotto torchio dicendo che quel tempo passato a costruire castelli di Lego sia sacro. Però, guardiamoci in faccia, c’è chi suda freddo solo a pensarci. Faustine non si nasconde: è un tabù confessare che non si ama questa parte della genitorialità.
Lei non è una madre “cattiva” per questo. Anzi, ha trovato una scappatoia che funziona davvero: trasformare le attività quotidiane in momenti giocosi. Ridere, ballare, cucinare insieme e perfino il giardinaggio diventano alternative autentiche e divertenti.
Giochi alternativi: più che giochi, momenti di vita
Con Faustine si capisce che la relazione genitore-figlio non passa solo dai giochi tradizionali. Cucinare non è un passatempo noioso, ma un terreno fertile per la complicità! Mettere su un po’ di musica in cucina e ballare mentre si prepara la cena sprigiona energia positiva. Chi l’avrebbe detto?
Faustine ama anche il giardinaggio con i suoi figli. Piantare semi, curare le piante e vedere qualcosa crescere genera un legame autentico e duraturo. In più, è un modo concreto per insegnare ai piccoli la pazienza e il rispetto per la natura.
Perché il piacere conta più del dovere
Rimanere incastrati in attività che non danno gioia rischia di rovinare il rapporto con i figli. Se il gioco diventa dovere, perde ogni senso. Faustine Bollaert mette il dito nella piaga: il piacere è la chiave. Se non c’è quello, meglio cercare altro.
Un’associazione di genitori lo conferma: molti si sacrificano senza godersela davvero durante il tempo di gioco. Non è colpa loro! È solo socialmente complicato ammetterlo. Non serve forzare. Meglio ridere insieme, scoprire passioni comuni e tagliare fuori la colpa.
Source: fr.style.yahoo.com
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