Cacciati come cani”: in Sudafrica, gli stranieri denunciano violenze xenofobe

Centro Sudafrica, una nuova ondata di violenze xenofobe scuote il paese. Stranieri, principalmente dal Malawi e Mozambico, raccontano di essere cacciati dalle loro case come fossero «cani». Rifugi improvvisati e fughe notturne: il dramma di chi vive sotto minaccia continua.

Sommario

Sudafrica 2026: un’escalation di violenze contro gli stranieri

La costa meridionale del Sudafrica è diventata il teatro di una delle peggiori crisi xenofobe degli ultimi anni. Gruppi di abitanti fanno porta a porta per cacciare via chi non è sudafricano. Non è una folla in cerca di dialogo, ma orde che minacciano e costringono famiglie a scappare nella boscaglia, perdendo tutto.

Molti si rifugiano in sale comunitarie, spesso con pochi effetti personali, dopo notti trascorse tra le montagne e la boscaglia. Thomas Vincent Baloyi, mozambicano, racconta: «Ti dicono solo di andartene, non importa che tu abbia documenti regolari». Un messaggio che squarcia le notti di chi credeva di aver trovato una casa.

La violenza travolge la regione di Gansbaai e oltre

Le manifestazioni organizzate da settimane contro gli stranieri si sono trasformate in veri e propri attacchi. A Mossel Bay, circa 250 km più a nord, oltre 50 abitazioni sono state incendiate. La polizia conferma due morti di origine mozambicana, ma rimane vaga sui collegamenti con gli scontri xenofobi. Il governo mozambicano, invece, parla di cinque vittime legate a queste aggressioni.

L’incertezza lascia spazio a paura e rabbia. La gente non sa se sarà la prossima a perdere tutto o peggio. Le repliche diplomatiche si moltiplicano, con repatriation accelerata di centinaia di persone verso Ghana, Nigeria e Malawi. Le autorità africane intensificano i rimpatri per proteggere i loro cittadini.

Vivere sotto ricatto nei township: la dura realtà degli stranieri

Nei township le tensioni salgono. Il consiglio comunale di una città sudafricana racconta di persone sgomberate con la forza dalle loro abitazioni. Non fa differenza se hanno o no documenti in regola, la presenza di stranieri è considerata un problema intollerabile.

Le storie sono simili: minacce con machete, incursioni notturne, fughe disperate sotto la pioggia. Talibo Mbewe, malawiano, ha perso tutto a causa di ladri ma preferisce così, piuttosto che rischiare la vita restando nel paese. La violenza ha ormai superato ogni limite umano.

La solidarietà delle comunità locali e la risposta umanitaria

Non tutto è perduto: in piccole città come Kleinmond, i locali provano a integrare e dare aiuto. Circa 100 stranieri trovano rifugio in una sala comunitaria con abiti e coperte donati da volontari. La solidarietà è l’unico scudo contro una realtà altrimenti devastante.

Ma l’emergenza resta. Il problema non è solo culturale o politico, è un segnale di crisi profonda: disoccupazione, povertà e insicurezza si mescolano al rancore verso chi arriva da fuori. Nessuno può restare a guardare mentre queste vite vengono ridotte a niente, espulse come animali, senza nemmeno un posto dove stare.

I video delle proteste e degli attacchi si moltiplicano in rete. Gente che fugge, case in fiamme, scene di violenza bruta che nessuno vorrebbe vedere, ma che bisogna conoscere per agire.

La pressione internazionale cresce, la comunità mondiale osserva con crescente preoccupazione. Il tempo per una risposta efficace sta scappando. Lasciare queste persone nel limbo violento significa accettare l’ingiustizia come norma.

Source: fr.news.yahoo.com

Ciao! Sono Alberto Rossini, un appassionato di giardinaggio di 31 anni. Amo studiare le diverse specie di piante, fotografare la natura, cucinare con prodotti del mio orto, realizzare progetti fai-da-te per il giardino, viaggiare per scoprire nuovi giardini e condividere le mie conoscenze attraverso workshop e corsi.
Alberto
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